L’Ultima Cena, la tela del De Mura in Cattedrale e l’omonimo dipinto a Capua

1550
Francesco De Mura, Ultima Cena, 1755, Monopoli, Cattedrale
adv

Il lavoro di ricerca della nostra lettrice Vittoria Petrosillo che ci ha inviato questo interessante contributo. 

Che il bozzetto della spettacolare Ultima Cena dipinta da Francesco De Mura, dai uno dei maggiori pittori del Settecento napoletano, per la rinnovata cappella del SS. Sacramento nella Cattedrale di Monopoli, esistesse, è confermato da fonti scritte. Nell’attesa che riemerga dal mercato antiquario o da collezioni private, è oggi possibile ammirare il dipinto preparatorio per l’omonima tela, di formato verticale, che l’artista eseguì pochi anni prima per la chiesa dell’Annunziata a Capua, evidentemente modello dell’opera pugliese. Il bozzetto è conservato nella città partenopea, nel museo del Pio Monte della Misericordia, dov’è custodito uno dei dipinti più belli di Caravaggio.

Francesco De Mura bozzetto dellUltima Cena per la chiesa dellAnnunziata di Capua Napoli Museo del Pio Monte della Misericordia.
Francesco De Mura, bozzetto dell’Ultima Cena per la chiesa dell’Annunziata di Capua, Napoli, Museo del Pio Monte della Misericordia

In questa inconsueta festività pasquale, che non ci permetterà di ammirare dal vivo il dipinto monopolitano, tra i più considerevoli del pittore De Mura, in Puglia, abbiamo chiesto all’architetto Enrico De Nicola, storico dell’arte e studioso di disegno e pittura napoletana del Sei-Settecento, un confronto con il bozzetto dell’omonima tela conservata a Capua e alcuni ragguagli sulla prassi preparatoria dell’artista.

adv

Architetto De Nicola, potrebbe descriverci l’uso dei bozzetti nell’esecuzione dei dipinti maggiori nell’arte di De Mura?
Va fatta innanzitutto una distinzione di fondo tra le ‘macchie’, veri e propri bozzetti di studio che anche De Mura, ligio scolaro di Solimena, eseguiva nel corso del laborioso iter creativo e realizzativo indicatogli dal maestro e ben sintetizzato da Bernardo De Dominici, e i modelletti. Questi ultimi erano veri e propri modelli in scala ridotta dell’opera finale, presentati alla committenza per l’approvazione definitiva del lavoro.

Francesco De Mura I sacrificio di Isacco1755 Monopoli Cattedrale.
Francesco De Mura, sacrificio di Isacco, 1755, Monopoli, Cattedrale.

Nei modelletti le differenze rispetto al dipinto da collocare in opera sono normalmente assenti o assai ridotte. I bozzetti veri e propri o ‘macchie’ sono invece, spesso, l’espressione della pura energia creativa e pittorica dell’artista, che in una fase ancora non del tutto vincolata al risultato finale (sempre condizionato dalla committenza) può studiare effetti cromatici, luministici e compositivi in modo libero. Nel caso specifico, l’Ultima Cena conservata nella Quadreria del Pio Monte della Misericordia a Napoli è un esempio di modelletto finito, aspetto rilevabile oltre che dalla compiutezza esecutiva, dalle notevoli dimensioni, proporzionali all’opera finale. Questa di trova sull’altare sinistro del coro della chiesa dell’Annunziata a Capua, ed è opera della maturità dell’artista databile verso il 1750, replicata in orizzontale nella cattedrale di Monopoli (1755) e numerose altre volte dai suoi allievi e seguaci. L’Ultima Cena di Monopoli fa parte di un trittico commissionato all’artista dall’Arciconfraternita del Santissimo Sacramento, per decorare la propria cappella all’interno della cattedrale.

Francesco De Mura La Cena di Emmaus 1755 Monopoli Catterdale
Francesco De Mura, La Cena in Emmaus, 1755, Monopoli, Cattedrale

Insieme al Sacrificio di Isacco e alla Cena in Emmaus, rivela la capacità dell’artista di rinnovare i modelli solimeneschi per condurre a risultati ormai proiettati verso un ponte ideale tra l’ultimo barocco napoletano e il classicismo, imposto a corte dagli orientamenti di Luigi Vanvitelli. Nella mia conoscenza dell’artista, del quale ho pubblicato varie opere e presentato in una mostra da me curata (L’Idea del Barocco a Napoli, Cava de’ Tirreni 2014-2015) due notevoli dipinti preparatori, ho riscontrato una estrema cura esecutiva, intuibile già dalla fase disegnativa. Nei bozzetti l’artista riesce a esprimere in modo sublime la grazia e l’armonia degli accordi cromatici che connota la sua opera, con un’intensità luministica che a volte risulta meno evidente nelle opere finali. La donazione testamentaria al Pio Monte della Misericordia di tutti i dipinti conservati nella sua abitazione, in prevalenza di natura preparatoria e in parte conservati nella Quadreria già ricordata, ci offre una straordinaria possibilità di fruizione e conoscenza della sua produzione di bozzetti e modelletti. Un vero godimento per gli occhi, complemento raffinato del Caravaggio sull’altare della cappella inglobata nello stesso edificio: nel quale si può percorrere così un viaggio ideale nella stagione d’oro della pittura napoletana, dalla sua potente genesi allo splendido epilogo.

Vittoria Petrosillo

—————

Note biografiche

Francesco De Mura (Napoli 1696-1782) è stato uno dei maggiori artisti del Settecento italiano. Entrò giovanissimo nella scuola di Francesco Solimena, per diventarne l’allievo prediletto ed erede nel primato sulla scena pittorica napoletana. La sua formula, basata sull’uso di tinte rischiarate e composizioni armoniose, animate da un senso di aggraziata e malinconica leggerezza, ne fece tra gli artisti più ricercati della sua epoca. Lavorò, oltre che per la corte borbonica, per quella sabauda e numerosissimi committenti della nobiltà italiana ed europea. Sue opere sono conservate nei principali musei del mondo.