Mirabella: “I liceali non conoscono più di 1.200 vocaboli”. Storia del declino della lingua italiana

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Michele Mirabella durante il suo intervento
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Il professore della tv, ospite del Prospero Fest, ha elencato le cause dell’impoverimento lessicale. Sulla tecnologia: “Non mi spaventa la sua tirannide linguistica”.

Al via ieri la nove giorni dell’edizione 2019 del prospero Fest, il festival di letteratura, musica, teatro ed arti organizzato presso la biblioteca civica Prospero Rendella di piazza Garibaldi. Notevole apprezzamento da parte della platea all’intervento del conduttore televisivo e regista teatrale bitontino Michele Mirabella, il “Professore” della tv italiana, il quale ha illustrato lo status salutare, per la verità abbastanza precario, della lingua italiana nel panorama della comunicazione odierna. Situazione, stando alle parole del gradito ospite, figlia di un impoverimento lessicale determinato dalle politiche scellerate adottate dai governi degli ultimi decenni in materia di istruzione. Ad essere criticata, in primis, è stata l’abolizione dell’insegnamento del latino nelle scuole, senza però assolvere il modus operandi di molti insegnanti delle discipline letterarie, che non spronerebbero più gli studenti all’esercizio della memoria. Tutto questo in un’epoca, quella dei media di comunicazione di massa – in primis la radio e la televisione –, che, proprio grazie alla tecnica della trasmissione in diretta, avrebbero dovuto nobilitare l’arte oratoria. Invece, la padronanza del vocabolario italiano risulta oggi ridotta ai minimi termini. “Un ragazzo di terza media – ha asserito Mirabella – conosce, in media, 600 vocaboli; mentre uno di terzo anno del liceo non ne conosce più di 1.200”.

Michele Mirabella con il sindaco Angelo Annese
Michele Mirabella con il sindaco Angelo Annese

I nuovi mezzi di comunicazione, internet ed i successivi social network, come hanno influito su una situazione già così precaria? Il Prof. su questo punto è stato chiaro: nessuna condanna tout court ai media digitali, ritenuti di per sé “neutri”, ma un invito a riflettere sul loro corretto utilizzo. Ma l’uso che se ne fa sarebbe talmente improprio da modificare persino il modo di parlare dei singoli, al punto da non poter non condividere la massima già esplicata, in tempi non sospetti, dal sociologo e filosofo McLuhan: “Il medium è il messaggio”. “Ci troviamo di fronte alla realizzazione di questa anticipazione apocalittica, che non è una profezia, ma un calcolo scientifico, psicologico – ha proseguito Mirabella -. La tecnologia non mi spaventa, non soggiaccio alla sua tirannide linguistica; anche perché gli strumenti di comunicazione di massa possono essere utili ausili per compiere un’operazione culturale straordinaria”.

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Prospero Fest
La folta platea del Prospero Fest

Ci si è poi soffermati sugli effetti psicologici causati dall’isolamento digitale, incentrandosi sul ruolo ricoperto nella società dalle famiglie, che avrebbero abiurato al loro compito educativo. “Ormai assistiamo alla nascita di famiglie che mettono al mondo un solo figlio – ha detto pi il Professore -. Ma questi bambini, da figli unici, con chi si abituano a crescere e a parlare se non con il loro telefonino?”. Altro fattore della crisi patita dalla lingua italiana sarebbe rappresentato dalla classe politica del Paese, colpevole di non aver posto gli strumenti di comunicazione di massa sotto la propria tutela, ignorandone dunque la capacità di trasmettere cultura e memoria, perché “la lingua – ha concluso Mirabella – è la più straordinaria forma di memoria collettiva”.