Addio a Nino Brescia. Monopoli perde un grande artista

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Nino Brescia
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Il pittore si è spento questa sera a 87 anni. Le sue opere nelle case dei monopolitani e all’estero. 

Nino Brescia è morto a 87 anni. Nato il 3 aprile del 1934, si è spento questa sera in seguito all’aggravarsi delle sue condizioni di salute dopo un intervento di urgenza qualche tempo fa, come comunica a Link il nipote Pietro. La sua arte, i suoi paesaggi, i suoi scorci di Monopoli e i suoi amatissimi fiori però rimarranno ad abbellire le case dei suoi concittadini e a raccontare di lui e del suo mondo speciale.

nino brescia 9La sua casa di via Muzio Sforza, dove ha vissuto, è pregna dei suoi colori, delle sue tele, dei suoi pennelli. Lo si poteva incontrare lì, ti accoglieva sul pianerottolo di casa in vestaglia, prima di farti entrare in quel mondo tutto suo, dove il disordine non era confusione, ma arte, e le stanze erano sale di un museo. Cimeli, cartoline, ricordi accatastati da far rivivere, da rispolverare quando qualcuno gli chiedeva di narrargli la sua storia.

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nino brescai8Lo aveva fatto anche con me, quando in passato mi era capitato di intervistarlo. Parlava Nino, ed era un fiume in piena. Aveva voglia di raccontarsi, con garbo. Di farlo ancora, di ripercorrere la sua vita, di raccontare delle sue opere esposte nei musei e appese nelle case dei monopolitani e in quelle all’estero. Nel 2011 ottenne anche il riconoscimento speciale alla carriera al premio “Città di Monopoli”. Ma lui non amava definirsi solo pittore, dal momento che nel suo passato c’era stato anche il cinema. E così la sua fantasia, nel ricordare, viaggiava veloce.

nino brescia0Aveva raccontato di aver iniziato a dipingere a 33 anni e le sue prime opere erano firmate solo con le sue iniziali. Ma prima della pittura c’è stato un piccolo mondo antico. Una bottega a Roma di antiquariato. E proprio nella città eterna si avvicinò all’arte del cinema, recitando in “Addio alle armi”, “I soliti ignoti” con Gasmann e venendo in contatto anche Federico Fellini e Giulietta Masina.

Ma da Roma, per amore, decise di tornare a Monopoli dove si dedicò alla pittura, mentre il tempo passava, le sue opere brillavano e al tempo stesso si velavano di malinconia. “Nella malinconia c’è molta poesia -mi aveva detto – Trasmetto quello che sento mancare dentro, e quando dipingo mi accarezzano loro, i colori. Sono venuti tante persone qui nel mio studio Oriana Fallaci, Riccardo Cucciolla, Dario Bellezza… dicevano che la mia era una bella pittura, una pittura che fa sognare”.