Monopoli, Anpi/Zazzera, il lettore: “Ricordare non è fare propaganda”

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Riceviamo e pubblichiamo la riflessione di Mimmo Panaro che include un passaggio anche sul confronto che sta tenendo banco questi giorni circa la presenza dell’Anpi a scuola per parlare di Resistenza.”C’è stato un tempo in cui l’altro era una possibilità”, scrive. 

C’è stato un tempo in cui l’altro era una possibilità. Un incontro capace di allargare lo sguardo, di mettere in crisi le certezze, di insegnare qualcosa che da soli non avremmo visto. L’altro non era comodo, ma era necessario.
Oggi sembra accadere il contrario.
L’altro è diventato un fastidio.
Lo vediamo nel modo in cui il potere parla, gesticola, deride. Donald Trump che scimmiotta Macron, riducendo il confronto politico a caricatura. Trump che prende in giro gli atleti transgender, trasformando persone reali, con corpi e storie complesse, in bersagli utili solo a raccogliere consenso. L’altro, in questi casi, non è più un interlocutore ma un oggetto di scherno, qualcuno da umiliare per affermare sé stessi.
Lo stesso accade quando il delirio del possesso prende il posto del dialogo: l’idea di impossessarsi della Groenlandia, di trattare la Danimarca come un dettaglio trascurabile, come se territori, popoli e sovranità fossero cose senza voce. Anche qui l’altro non esiste davvero: è solo una preda o un ostacolo.

E poi ci sono le grandi crisi che scorrono davanti ai nostri occhi come immagini lontane. Il Venezuela, consumato nell’indifferenza. Il delirio di potenza di Putin, dove l’altro non è un popolo con cui convivere, ma qualcosa da piegare o cancellare. La tensione tra Cina e Taiwan, dove la differenza non è una realtà da comprendere, ma una colpa da correggere.
Questo stesso meccanismo, però, agisce anche più vicino a noi, nei luoghi che dovrebbero essere dedicati alla crescita e al pensiero.

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A Monopoli l’ANPI cerca di incontrare gli studenti nelle scuole per tenere viva la memoria storica, per raccontare cosa è stato il fascismo, cosa è costata la libertà, perché la democrazia non è un dono ma una conquista fragile. Eppure c’è chi, dalla maggioranza politica, guarda a questi incontri come a una forma di indottrinamento.
Ma ricordare non è fare propaganda. Coltivare memoria non è fare politica di partito. L’attività dell’ANPI, a tutti i livelli, non mira a orientare voti, ma a trasmettere consapevolezza. E forse è proprio questa consapevolezza che dà fastidio. Perché una memoria viva rende meno docili, meno manipolabili, più capaci di pensiero critico.
In tutti questi casi il copione è lo stesso. L’altro non arricchisce più, disturba. Non apre domande, rallenta. E allora lo si ridicolizza, lo si sospetta, lo si allontana. Quando non basta, lo si silenzia.

Viviamo in un tempo che ama la semplificazione e teme la complessità. Ascoltare l’altro richiede fatica, espone al dubbio, costringe a cambiare. È più facile gridare, deridere, proibire. È più facile trasformare il diverso in un problema.
Ma una società che rifiuta l’altro finisce per impoverire se stessa. Perché senza differenza non nasce il pensiero, senza memoria non c’è futuro, senza dialogo resta solo il rumore di un potere che parla da solo.
Forse il vero pericolo non è l’altro che dà fastidio, ma l’abitudine a non volerlo più ascoltare.

Cosimo Mimmo Panaro