Ospedale Monopoli-Fasano, inchiesta sulla gestione degli appalti: 7 indagati

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Gli inquirenti sospettano che sarebbero state truccate le gare d’appalto per un valore complessivo di 1,3 milioni di euro.

La Procura di Bari sta indagando sulla nuova struttura ospedaliera da 299 posti letto di Monopoli-Fasano, costata 116 milioni e inaugurata lo scorso luglio, ma non ancora in funzione. Una inaugurazione che al trionfalismo di alcuni per il taglio del nastro, aveva visto opporsi le perplessità di altri, che avevano parlato di “scatola vuota” dal momento che – allora- si annunciò il primo paziente e dunque l’operatività della struttura per dicembre 2025. Cosa che, ad oggi, non è ancora avvenuta.

Gli inquirenti sospettano che sarebbero state truccate le gare d’appalto per la fornitura di pareti attrezzate (appalto da 413mila euro) e quella di carrelli (da 889mila euro) per un valore complessivo di 1,3 milioni di euro. Le gare sarebbero state alterate per favorire la società Favero Health Projects spa, unica partecipante alla prima gara e partner della Hospital Scientific Consulting srl nella seconda. In cambio, sarebbero state offerte somme di denaro a pubblici ufficiali coinvolti nella procedura. Le perquisizioni dalla Guardia di Finanza sono state effettuate ieri tra Bari, Treviso e Bergamo.

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L’inaugurazione a luglio

I finanzieri hanno eseguito perquisizioni e decreti di consegna nei confronti di sette indagati, tra cui Nicola Sansolini, già coinvolto in un’altra inchiesta sulle tangenti in cambio di appalti nella Asl di Bari. Altri indagati sono Rocco Ianora, Giuseppe Volpe, Angelo Maiano, Giordano Favero, Francesco Ruggiero, Vincenzo Braia e Giuseppina D’Aquino.

I destinatari del provvedimento di perquisizione sono indagati in concorso tra loro e a vario titolo, per le ipotesi delittuose di corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio e turbata libertà degli incanti. Il procedimento penale, si legge a conclusione della nota diffusa dalla Procura, pende nella fase delle indagini preliminari e, pertanto, le persone destinatarie dei provvedimenti odierni non sono state ancora rinviate a giudizio né condannate per i reati così come a loro contestati.