Piano Casa, l’opposizione: “Così solo gli interessi dei potenti”. E al sindaco: “Si dimetta”

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Dura la posizione della minoranza, che ieri ha convocato una conferenza stampa per chiarire la propria posizione dopo quanto accaduto in consiglio comunale. 

L’opposizione chiede ufficialmente le dimissioni del sindaco Annese e stigmatizza l’atteggiamento avuto dalla maggioranza durante il consiglio comunale monotematico di giovedì, quando i consiglieri di centrodestra (ad eccezione dei leghisti Campanelli, Leggiero e Rotondo) hanno abbandonato la sala consiliare, facendo venir meno il numero legale e determinando il rinvio del dibattito, incentrato sull’emendamento al Piano Casa presentato dalla minoranza. Una dura presa di posizione emersa ieri pomeriggio, nell’ambito di una conferenza stampa, indetta per ribadire quanto accaduto durante la seduta e per spiegare il contenuto dell’emendamento in questione, incentrato, come specificato da Angelo Papio (Manisporche), sull’impossibilità di modificare le destinazioni d’uso degli immobili interessati dalla legge regionale n.14/2009. “Ad aprile abbiamo presentato una proposta molto simile a quella di giovedì, perché il Piano Casa può modificare alcuni parametri, ma non la destinazione urbanistica delle aree – ha spiegato l’architetto -. Alcuni politici regionali stanno facendo in modo che si possano trasformare le destinazioni urbanistiche delle aree toccate dal Piano Casa, ma sanno che è una forzatura sulla legge: non è un caso che l’Ufficio Tecnico di Monopoli non abbia ancora rilasciato alcun permesso di costruire. Oggi ci sono i furbi che si legano ai politici locali, pensando di poter ottenere vantaggi da questa situazione”.

E i vantaggi rivenienti dalle eventuali modifiche delle destinazioni urbanistiche, secondo Francesco Tamborrino (Insieme per Monopoli), sarebbero talmente forti, e non solo a livello locale, da rendere lo scioglimento della seduta preferibile al confronto e alla discussione, come del resto è accaduto nel consiglio regionale del 7 dicembre scorso. “La nostra proposta prevedeva l’impossibilità di trasformare intere zone produttive in residenze, perché non si possono mandare le persone a vivere nell’area industriale e anche perché stiamo parlando di un Piano mirato ad incentivare la piccola edilizia e non a stravolgere il PUG – ha dichiarato l’avvocato, aggiungendo -. Ormai in città non c’è più una maggioranza politica, perché non si riesce più a dare risposte sui temi fondamentali e si continua a gettare fumo negli occhi dei cittadini, concentrandosi sugli aspetti più effimeri”. Tamborrino si è poi soffermato sull’assenza del primo cittadino nel consiglio comunale di giovedì scorso, affermando che “se non c’era perché disinteressato sarebbe grave e se non c’era per questioni di conflitto d’interessi sarebbe ugualmente grave”.
A tuonare contro l’amministrazione è stata anche Cecilia Matera (Contento per Monopoli), ripercorrendo l’iter della proposta di emendamento, dalla presentazione in commissione Urbanistica, con conseguente approvazione grazie anche all’astensione dei leghisti Campanelli e Rotondo, al suo approdo in aula consiliare. “Non ho mai visto dei consiglieri di maggioranza scappare come dei conigli da una seduta di Consiglio, di fronte ad un provvedimento così importante per la città – ha detto la capogruppo di CpM, proseguendo -. Non hanno difeso gli interessi dei cittadini, ma quelli dei pochi potenti”.

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La maggioranza in consiglio comunale

Quella di giovedì scorso, per Sonia Cazzorla (M5S) sarebbe stata una “ghiotta opportunità” per consentire alla maggioranza di dimostrare quell’apertura da sempre annunciata all’opposizione. “Con la loro fuga hanno invece dimostrato di non reggere un confronto con noi – ha detto l’esponente pentastellata -. Apprezzo invece il consigliere Leggiero, che voleva darci la possibilità di esprimerci per poter spiegare l’emendamento”. La Cazzorla ha poi concluso il suo intervento rimarcando lo sperpero economico determinato dalla convocazione di un consiglio comunale conclusosi con un nulla di fatto; aspetto su cui si è soffermata anche Silvia Contento (CpM), dichiarando di aver chiesto l’inserimento del punto slittato nell’ordine del giorno di martedì prossimo, quando l’assemblea sarà chiamata a discutere il Bilancio di Previsione 2020-2022. “Non siamo contro il Piano Casa, ma contro una sua scellerata applicazione – ha poi puntualizzato la vicepresidente della massima assise -. I consiglieri di maggioranza hanno detto che il nostro emendamento era complesso, in realtà era semplicissimo, anche se un po’ articolato. Loro sono uniti dagli interessi, noi invece dalla voglia di lavorare per il bene della città”.
A rispedire al mittente l’accusa relativa alla complessità dell’emendamento presentato è stato anche Claudio Licci (Monopoli Civica), ribadendo che “erano stati loro, lo scorso aprile, a presentare un emendamento complesso, che stravolgeva l’intera delibera”.
Dicendosi favorevole alla ratio della riqualificazione che ha animato il Piano Casa, Carlo Maione (CpM) non ha celato la delusione nei confronti del forzista Giovanni Martellotta, poiché “ad aprile aveva presentato un emendamento che ricalcava la logica di quello presentato da noi e giovedì, invece, ha votato a favore del rinvio della seduta, uscendo poi dall’aula e facendo mancare il numero legale”.