Verso il voto | Barnaba: “Una Monopoli che giochi la partita del futuro non più sui privilegi”

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Angelo Barnaba
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L’intervista al candidato della lista Senso Civico-Un nuovo Ulivo per la Puglia, che supporta Michele Emiliano come presidente.

Un nuovo coinvolgimento per l’avvocato monopolitano Angelo Barnaba, che punta in alto, agli scranni del maggior consesso regionale. Prosegue nel solco del civismo l’attività politica del fiduciario CONI per Monopoli, sceso in campo nella lista Senso Civico – Un Nuovo Ulivo per la Puglia. La sua candidatura è a supporto della riconferma del governatore uscente Michele Emiliano, a capo della coalizione di centrosinistra.

Una delle questioni più sentite a Monopoli è quella dei miasmi e delle molestie olfattive. La città si è mobilitata in tanti modi con esposti e con manifestazioni per venire a capo del problema. Se fosse eletto in Consiglio regionale, quale sarebbe il suo impegno in tal senso?
Il mio impegno su questo tema è nato molto prima della mia candidatura, quando ho deciso di aderire al Comitato civico nato dall’iniziativa di alcuni cittadini, esasperati da una situazione che si trascina ormai da troppi anni. Tutti insieme abbiamo fatto un bel pezzo di strada, ottenendo la convocazione di due tavoli tecnici, ai quali ho partecipato come delegato. Ma è solo un primo passo, che da solo potrebbe non bastare ad ottenere l’unico risultato che veramente interessa ai cittadini di Monopoli: individuare chi determina i miasmi e verificare se dietro alle molestie olfattive ci siano problemi ancor più gravi, come i picchi nei valori di polveri sottili rilevati dalla rete regionale di monitoraggio fanno temere. Da cittadino attivo, libero ed indipendente, posso garantire che se verrò eletto in Consiglio regionale mi muoverò incessantemente per dare ai monopolitani le risposte che chiedono da tempo e per ripristinare il loro diritto di respirare aria pulita.

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ospedaleAltro argomento decisivo: la Sanità. A Monopoli da un lato c’è il San Giacomo depotenziato e in affanno per quanto riguarda il personale, mentre dall’altro si procede alla realizzazione del nuovo ospedale, che dovrà garantire professionalità e strumentazioni. Intanto proseguono i viaggi della speranza verso le strutture sanitarie del Nord. Cosa dobbiamo aspettarci dalla sanità locale?
I viaggi della speranza, cioè la mobilità passiva in sanità, sono legati a molti fattori e per fortuna negli ultimi anni stanno registrando un calo, soprattutto in relazione ad alcune patologie specifiche. Sul San Giacomo abbiamo ricevuto alcune buone notizie: il Pronto Soccorso ridiventa struttura complessa, ovvero avrà un primario; vi sarà nuovamente un Direttore sanitario; è stata avviata la procedura per la nomina dei primari per i reparti che ne sono attualmente privi. Mi preme evidenziare che, nonostante le note carenze di organico, il personale opera con grande professionalità. Il destino di quella struttura, una volta aperto il nuovo ospedale, è il vero tema della sanità per il nostro territorio. Occorrerà restare molto vigili per assicurare in futuro un uso adeguato del San Giacomo, anche per non sprecare gli investimenti che su quella struttura sono stati fatti negli anni. Penso a servizi ambulatoriali specialistici, di clinica e diagnostica, alla creazione di reparti di Medicina lungodegenza, all’assistenza specialistica ai cronici.

A Monopoli il dibattito è anche concentrato sull’uso del suolo, su una concezione di città spesso legata ad una cementificazione eccessiva. C’è davvero così tanta richiesta abitativa a Monopoli? E in quale direzione dovrebbe muoversi l’edilizia per soddisfare e coniugare le esigenze dei cittadini e di quanti immaginano una città diversa, con più spazi verdi e aree libere?
Che la nostra città continui a vivere un boom del settore edile credo sia un fatto innegabile. E va da sé che l’edilizia gira se c’è richiesta. Ma di conseguenza c’è stato un consumo di suolo a dir poco importante: alcuni tecnici dicono che in questi anni abbiamo ipotecato buona parte dei metri cubi previsti dallo strumento urbanistico adottato da appena un decennio. A questo si aggiunga il ricorso allo strumento del Piano Casa anche in situazioni limite e ci si renderà conto di come il volto della città sia cambiato, ma in modo molto disarmonico. Mi sembra evidente che su alcune aree nate “pezzo per pezzo” credo sarebbe stato più corretto e utile alla città ragionare in una logica di area.

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Michele Emiliano e Angelo Barnaba

Se da un lato si parla sempre più insistentemente di cementificazione e di nuove costruzioni, dall’altra c’è una oggettiva difficoltà delle fasce sociali più deboli a trovare un’abitazione da acquistare o anche solo da affittare a canoni sostenibili. Come si potrebbe intervenire secondo lei in tal senso?
È compito e dovere della parte pubblica governare i processi, dettando le regole del gioco. La mia impressione è che, a Monopoli, chi sta amministrando da dodici anni la città abbia fatto di tutto per soddisfare le aspettative dei privati, senza curarsi delle aspirazioni di sostenibilità del nostro territorio.
La verità è che, in tutto questo, il bene casa rimane inaccessibile per larghe fasce della popolazione. Il costo all’acquisto e l’accesso al credito sono fattori che incidono, ma, di fondo, rimane il tema delle scelte in materia di politiche abitative. Alla vigilia dell’approvazione dello strumento urbanistico di cui la città si è dotata, ricordo che l’esistenza di tante cooperative edilizie aveva creato una attenzione particolare sul fronte dell’edilizia sociale e di quella agevolata. Aspettative che sono state in seguito disattese: pochissime cooperative sono giunte a cantierizzare i progetti e alla fine ha prevalso il privato. Esistevano dei meccanismi di compensazione, dei processi di cessione a fini di edilizia sociale, che mi sembra siano rimasti solo sulla carta.

Il futuro di una città e di una Regione si basa sui giovani. Ma è ancora presente il cosiddetto fenomeno della “fuga dei cervelli” e, tra quelli che restano, molti soffrono per la carenza di lavoro. Quali soluzioni potrebbero essere messe in campo per consentire a questi ragazzi di contribuire alla crescita della Puglia?
In uno degli incontri di questa campagna elettorale ho sentito una generazione di ragazzi che era andata fuori a studiare all’epoca del governo regionale di Raffaele Fitto, con la morte nel cuore, immaginando di dover ritornare in Puglia solo alle feste comandate. Questi ragazzi ci hanno raccontato con entusiasmo che, dopo qualche anno di governo Vendola, cominciavano ad arrivare gli echi di una effervescenza nuova, di un rilancio dell’orgoglio di appartenenza, di nuove possibilità. La via era stata individuata, tramite misure veramente originali ed innovative come Bollenti Spiriti, Principi Attivi. Su quel solco si deve continuare. Non si può interrompere questo processo.
Si immagini che il candidato presidente del centrodestra ritiene che si debba tornare a investire solo sulle grandi aziende, sui megaprogetti. Una impostazione obsoleta, che ci riporta nella concezione predatoria di una economia fatta di “aziende del nord” che vengono ad investire in Puglia. E perché non permettere alle aziende del sud di sbocciare da un’idea, da un progetto innovativo, come è accaduto per esempio alla monopolitana Blackshape?

Come immagina la Monopoli dei prossimi 5 anni, nel caso in cui un rappresentante cittadino riesca a essere eletto, facendo sentire la sua voce in Regione?
Sull’importanza di un “collegamento” in Regione per la nostra città credo si sia detto anche troppo in questa tornata elettorale. Meno si è detto sul ruolo e sulle caratteristiche che deve avere questa rappresentanza. Io vorrei rappresentare una Monopoli che giochi la partita del futuro non più in difesa di piccoli e grandi privilegi, ma proponendo la vitalità imprenditoriale dei suoi cittadini e del suo tessuto produttivo. Una città che è parte di un comprensorio di enorme interesse e potenzialità, rispetto al quale è baricentrica, ma non deve sentirsi egemone. Monopoli potrà beneficiare adeguatamente dei vantaggi derivanti da posizione geografica e numero di abitanti solo se saprà rispettare le peculiarità di ogni altra realtà comunale limitrofa e saprà fare squadra per mettere in rete le risorse. Non bastano le ambizioni personali, serve soprattutto umiltà: la rappresentanza politica, a qualunque livello, va meritata tramite la qualità complessiva delle proposte e delle competenze. Mi sono occupato di politica al livello sportivo nazionale più alto per 8 anni e devo dire che quell’esperienza mi ha insegnato moltissimo in questo senso.