San Leonardo, e se il museo della scuola si facesse lì?

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La proposta del prof. Gillini, dopo la conferenza sul tema tenutasi a giugno, organizzata dall’associazione Oltrescuola.

Il dibattito estivo sulla situazione della scuola in Italia anche quest’anno è stato acceso e alimentato, certo prima della crisi di governo, da due temi soprattutto: il primo, il divario nei livelli di apprendimento tra le scuole del centro-nord e quelle del centro-sud, così come certificato dalle prove INVALSI, poi aggravato dal l’ipotesi legislativa del decentramento regionale della politica scolastica nazionale, per ora accantonato; il secondo, la discussione di merito e di metodo a proposito di nuove tecnologie da una parte e didattica tradizionale dall’altra, unita  allo scarso interesse politico nel tentare di risolvere gli annosi problemi legati allo status giuridico degli insegnanti (sempre più precari e sottopagati rispetto ai loro colleghi europei).
Ma qui non intendo unirmi al coro degli illustri interventi a livello locale e nazionale, ma solo sottolineare quello che a livello cittadino é stato recentemente evidenziato, proposto, discusso.

oltrescuolaOltre alla bella notizia del finanziamento di quasi due milioni di euro per il potenziamento della Biblioteca Rendella, già fiore all’occhiello della città, da quando è stata riaperta e messa a disposizione di tutti i cittadini, il 12 giugno scorso, presso la sala d’armi del Castello, si è tenuta una conferenza promossa dall’associazione Oltrescuola, insieme ad alcune scuole, l’ass. Cibele, il Lyons Club, con l’appoggio dell’Università del Molise e di Bari, a proposito dell’idea di far nascere un museo cittadino della scuola.
Quali sono state le più importanti conclusioni di quell’incontro?
Prima delle conclusioni è però forse utile sottolineare come, dopo aver spiegato, ma anche mostrato, tutte le potenzialità insite un un museo cittadino della scuola, si siano succeduti una serie di incontri con esperti e dirigenti a vari livelli per verificare la possibilità di accedere a bandi specifici di finanziamento.Questo, nella consapevolezza che il contenitore del futuro museo non può essere una variabile indipendente o eliminabile per la compiuta realizzazione del progetto stesso. Quindi, mentre i costi effettivi di organizzazione di un tale museo potrebbero essere ridottissimi, non così la ristrutturazione, per esempio, di un immobile d’epoca, di cui, per altro la città è ancora, per fortuna, dotata.
L’indicazione prevalente avanzata, verso l’ex convento di S.Leonardo, non è certo unica ed esaustiva, anche se comunque molto interessante proprio per tutte le vicende storiche ad esso risalenti, proprio come antica sede scolastica.
Ma quale museo potrebbe essere collocato, diciamo così, in un’ala di S.Leonardo? Non certo solo uno spazio chiuso per la conservazione di cimeli scolastici (suppellettili,beni librari,archivistici,didattici, ecc.) e per le foto più significative esistenti a tal proposito, ma anche per la conservazione di beni immateriali. Questi ultimi sono costituiti dalle memorie (registrate e catalogate) di tutti i protagonisti superstiti (alcuni di loro addirittura presenti  durante l’incontro al Castello Carlo V).
In estrema sintesi, più che un semplice contenitore (come il termine museo tenderebbe ad essere assimilato) si è ipotizzato un luogo aperto e interattivo, dedicato indubbiamente alla scuola, ma destinato a rappresentare il luogo dell’identità territoriale di Monopoli e dintorni. E non solo questo.
La scommessa del museo è tutta rivolta alla sua futura capacità di diventare sede di ricerca e riflessione tramite un attivo e permanente coinvolgimento di tutti gli istituti scolastici, ma anche delle associazioni e di tutte le istituzioni in qualche modo cointeressate a mantenere viva questa memoria. Si potrebbe quindi parlare di un contenitore culturale, tipo ECOmuseo, dove una serie di eventi, temi, attività, laboratori, potrebbero utilmente diventare risorsa per tutta la comunità scolastica e non solo. Attraverso questa interattività si andranno a sviluppare le diverse azioni del conoscere, conservare, valorizzare a proposito del patrimonio culturale scolastico, dalle contrade più lontane alla realtà cittadina, a partire da fine ‘800 fino ad oggi.
Il museo è di fatto già virtualmente esistente, non solo come beni (materiali ed immateriali) in via di catalogazione, ma anche come collezioni di pregio (soprattutto scientifiche, conservate, più o meno bene, all’interno dei più antichi istituti scolastici) e anche come teca di video-interviste di diretti protagonisti. Cosa manca allora?
Innanzitutto si cercherà di ottenere risposte importanti in merito ai più moderni criteri scientifici per la conservazione e lo sviluppo di modalità di comunicazione e restituzione di questa memoria (a presto si cercherà di organizzare un Forum internazionale cittadino a tal proposito) e poi si resta ancora in attesa di risposte da parte degli amministratori della città, che oltre al patrocinio dell’iniziativa, hanno già avuto modo di conoscere e apprezzare tale percorso progettuale.
G. Gillini

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