Oleodotto, Marina Liuzzi si astiene. Ecco le motivazioni del suo voto

118
adv

“Ai cittadini dobbiamo dire cosa davvero può fare una delibera”, spiega la consigliera di maggioranza.

La mia astensione sulla delibera relativa al progetto dell’oleodotto non è stata un modo per non assumere una posizione. Al contrario, è stata una scelta precisa, dettata dalla volontà di tutelare i cittadini e di non attribuire ad un atto politico-amministrativo effetti che quell’atto, da solo, non può produrre.
Dal Consiglio comunale rischia infatti di passare un messaggio sbagliato: “abbiamo approvato la delibera, quindi abbiamo detto no e fermato il progetto”. Non è così. Il Consiglio comunale ha espresso la sua contrarietà politica. Ma un “no” politico, da solo, non basta a fermare il progetto. Per incidere davvero servono atti amministrativi concreti. Abbiamo il dovere di ribadire ai cittadini che il procedimento non viene arrestato automaticamente dal voto del Consiglio, prosegue nelle sedi competenti, nelle quali saranno assunte le determinazioni previste dalla legge.

La stessa Amministrazione, nella conferenza stampa del 10 settembre, aveva chiarito che quello espresso era un “giudizio politico”, distinto dalle valutazioni tecniche degli enti coinvolti, e che sarebbero stati successivamente individuati gli strumenti istituzionali attraverso i quali formalizzarlo. È esattamente questa distinzione che ho cercato di evidenziare in Consiglio.
Un conto è dire politicamente “no”. Un altro è disporre degli strumenti amministrativi e tecnici capaci di incidere concretamente sul procedimento. Ai cittadini questa differenza va spiegata con grande chiarezza.

adv

consiglio comunale monopoliLa mia astensione nasce anche da un’altra considerazione, questo Consiglio è stato coinvolto troppo tardi.La questione non è diventata rilevante nelle ultime settimane. Eppure, il Consiglio comunale non è stato messo, nei tempi in cui il confronto avrebbe potuto essere realmente utile, nelle condizioni di conoscere integralmente il percorso amministrativo, esaminare la documentazione, ascoltare gli uffici e gli enti competenti, valutare eventuali alternative e assumere consapevolmente un indirizzo.Il confronto politico e pubblico è arrivato quando l’ultima fase di consultazione indicata negli atti era già terminata il 29 agosto 2026. Questo, per me, è il vero problema.

L’8 settembre l’Amministrazione dichiarava ufficialmente di stare ancora approfondendo il progetto “prima di assumere qualsiasi posizione politica”, manifestando apertura al confronto e alla possibilità di avanzare modifiche. Due giorni dopo, il 10 settembre, il Sindaco annunciava invece il “no” politico al progetto così come presentato. Cambiare posizione è naturalmente legittimo. Ma proprio per questo sarebbe stato importante che il Consiglio conoscesse compiutamente gli elementi, gli approfondimenti e le valutazioni che hanno determinato quella scelta.La politica avrebbe dovuto assumersi questa responsabilità prima, quando c’era ancora tutto il tempo per trasformare il confronto in conoscenza, proposta e azione istituzionale. Non intendo attribuire responsabilità personali né sostenere che nulla sia stato fatto: gli uffici comunali hanno partecipato al procedimento per gli aspetti di propria competenza. Il problema che pongo è politico e riguarda il metodo con cui il Consiglio e la città sono stati coinvolti.

Se oggi siamo costretti a rincorrere un procedimento già molto avanzato con una delibera fortemente politica, significa che il confronto istituzionale è arrivato più tardi di quanto avrebbe dovuto. C’è poi un altro aspetto che ritengo importante. In Consiglio, a mio avviso, è mancato un vero confronto nel merito della delibera, con gli approfondimenti, le domande e i chiarimenti che un atto di questa importanza avrebbe richiesto. E questo riguarda direttamente la trasparenza verso i cittadini.
Perché prima di spiegare alla città cosa si è deciso, bisogna essere pienamente consapevoli di ciò che si sta votando, dei suoi limiti e dei suoi effetti reali. Altrimenti il rischio è di raccontare ciò che si vorrebbe che quell’atto producesse, anziché ciò che realmente produce. Per questo considero la mia astensione una forma di tutela, non di disimpegno. Non voglio e non posso votare contro i principi di tutela del mare, dell’ambiente, della salute e della sicurezza. Ma non voglio e non posso neppure votare a favore lasciando intendere ai cittadini che, alzando la mano, si sarebbe automaticamente fermato il progetto.

liuzziNon voglio contribuire a creare un’aspettativa che gli atti, da soli, non consentono di garantire. La tutela dei cittadini non comincia con una delibera approvata quando il procedimento è già in una fase avanzata. Doveva cominciare prima: mettendo gli atti a disposizione, coinvolgendo il Consiglio, convocando gli Enti competenti, discutendo pubblicamente le criticità e le alternative e intervenendo nei tempi utili del procedimento. È quello che ho sostenuto in aula: non voterò un atto soltanto perché suona forte. Lo voterei se fosse solido, coerente e realmente efficace. Per questo mi sono astenuta.

Non per sottrarmi a una scelta, anzi la mi è una scelta, consapevole. Perché ritengo che il primo dovere di chi rappresenta i cittadini sia dire loro la verità sugli atti che approva: cosa possono fare, cosa non possono fare e quali effetti possono realmente produrre. La tutela di una comunità non si costruisce soltanto con le dichiarazioni. Si realizza con gli atti, con
la trasparenza, con il confronto e, soprattutto, nei tempi in cui quegli atti possono davvero incidere.

Consigliere Comunale Dott.ssa Marina Liuzzi