Fanizzi a Paragò: “Il PdF non è una banca”. E poi: “Alla sepoltura della madre c’eravamo solo noi”

118
adv

Dopo le pesanti accuse rivolte dal signor Paragò al referente cittadino e regionale del Popolo della Famiglia, giunge la replica dell’interessato. 

Dopo le pesanti accuse di strumentalizzazione lanciate da Massimiliano Paragò all’indirizzo di Mirco Fanizzi, la reazione del coordinatore cittadino e referente regionale del Popolo della Famiglia non si è fatta attendere. Infatti, è giunta sabato scorso la risposta del diretto interessato, accusato di essersi fatto pubblicità “cavalcando” l’onda della vicenda legata alla 92enne monopolitana ricoverata da dieci mesi nell’ospedale di San Pietro Vernotico, madre di Paragò, della quale si era anche detto che sarebbe stata abbandonata dal figlio; accusa rispedita al mittente, con tanto di querela, dall’uomo.
Fanizzi ha detto la sua non attraverso un formale comunicato stampa, ma in un semplice commento in calce al post pubblicato sulla pagina Facebook della nostra testata, in cui è riportato l’articolo sulle dichiarazioni di Paragò.

Per quanto concerne le richieste d’aiuto che il figlio dell’anziana ha detto di aver rivolto a Fanizzi, senza più ottenere risposta da un certo punto in poi, il vertice locale del PdF ha scritto: “Non siamo nati per essere una banca, facciamo quel che possiamo, non siamo un movimento da milioni di iscritti, ci aiutiamo secondo le nostre ‘piccole’ disponibilità”.
Paragò aveva anche fatto riferimento ad una carta Postepay, intestata a lui ed attivata a spese di Fanizzi per una raccolta fondi, sulla quale però non sarebbe mai stato accreditato alcun importo. Sul punto relativo alla “colletta”, Fanizzi ha ribadito che “viste le dichiarazioni del Sig. Paragò mi dispiace avergli dato una ‘busta chiusa’, non conoscendo l’importo raccolto, con quanto le famiglie avevano donato”. Dunque, una raccolta fondi sarebbe comunque stata avviata e la somma raggiunta grazie al contributo di alcune famiglie sarebbe stata poi consegnata a Paragò.

adv

Proseguendo nella lettura della risposta, Fanizzi ha ripercorso brevemente quanto il Popolo della Famiglia avrebbe fatto per il figlio della 92enne. “Non è bastato mettere a disposizione un nostro legale di fiducia, che lo ha accompagnato quando è stato chiamato dal giudice – si legge nel commento -. Non è bastato, altresì, sovvertire il pensiero dell’opinione pubblica locale e nazionale quando veniva editato come un ‘orco’. Non è bastato partecipare alla celebrazione di sepoltura della madre da soli, rimarco e sottolineo ‘DA SOLI’ in quanto il figlio arrivava con notevolissimo ritardo. Non sono bastate ore e ore passate al telefono e di persona per spingerlo a denunciare l’accaduto. Non è bastato metterci la faccia per averlo difeso, mentre i quotidiani locali e nazionali lo dipingevano come un ‘ORCO’. Non è bastato togliere del tempo al mio lavoro per accompagnare il Signor Paragò ai Servizi Sociali”.

E, alla fine, la stoccata. “Nulla è servito – ha proseguito Fanizzi -, sarà che il Reddito di Cittadinanza che lui percepisce (cosa che non sapevamo dall’inizio) renda le persone schiave di un assistenzialismo che non fa bene a nessuno”. Tuttavia, la replica social si è conclusa con parole concilianti, con cui il vertice locale del PdF ha evidenziato di non avere “nulla di personale” con Paragò.