Paragò contro Fanizzi: “Ha usato la mia storia per farsi pubblicità”

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L’uomo è il figlio della donna deceduta dopo 10 mesi di ricovero in una struttura di San Pietro Vernotico. “Fanizzi – racconta – voleva aiutarmi, ma poi è diventato sempre più sfuggente”.

Una vicenda mai conclusa, ma solo momentaneamente interrotta, nelle more di porre in essere tutte le azioni necessarie a fare chiarezza. È questo l’intento di Massimiliano Paragò, il figlio della 92enne monopolitana ricoverata per dieci mesi al “Ninetto Melli” di San Pietro Vernotico, dove è poi deceduta lo scorso ottobre. Paragò era stato descritto come l’orco “colpevole” di aver abbandonato sua madre in un letto di ospedale, causando disagi alla struttura sanitaria brindisina, dalla quale l’anziana doveva essere dimessa poiché era decorso il tempo massimo per il ricovero. Da lì la designazione della Rsa presso cui trasferire la donna; una struttura, come raccontato dal figlio, inadeguata alle esigenze riabilitative della mamma. Per questi motivi, sentendosi “diffamato nel peggiore dei modi”, Paragò ha sporto querela per diffamazione nei confronti della testata giornalistica che, per prima, aveva divulgato la storia legata al presunto abbandono.

L’uomo, raccontando la sua versione dei fatti a Link24, non si ferma qui e ne ha anche per Mirco Fanizzi, coordinatore cittadino e referente regionale del Popolo della Famiglia, che aveva lanciato appelli sui social per denunciare la situazione, e anche il lassismo dei Servizi Sociali, supportando inoltre la causa del figlio della 92enne. “Mi sono sentito strumentalizzato da Fanizzi – spiega Paragò -. In un primo momento si era mostrato disposto ad aiutarmi, ma dopo non ha più risposto ai miei messaggi o, altre volte, lo ha fatto inventando scuse”.
Era il 19 ottobre scorso quando il figlio dell’anziana si mostrava pubblicamente per la prima volta agli utenti di Facebook, nell’ambito di una diretta avviata da Fanizzi sul suo profilo, nel corso della quale si era fornita la versione della storia fino ad allora inedita. “Ho conosciuto Fanizzi quello stesso giorno e lui mi propose di far visitare mia madre da un medico di Bari, di sua conoscenza, per capire se fosse nelle condizioni di essere dimessa dall’ospedale o meno – spiega Paragò -. Mi disse, inoltre, che per far intervenire questo medico sarebbe stato necessario realizzare questa diretta. Nonostante tutto, il dottore in questione non è mai venuto a San Pietro Vernotico per visitare mia madre”.

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Il figlio della 92enne, poi, racconta di una carta Postepay attivata con lo scopo di raccogliere fondi per sostenere la situazione venutasi a creare. “Fanizzi mi chiese se avessi una Postepay, io gli risposi di no, e annunciò la sua intenzione di avviare una raccolta fondi, anche dopo la morte di mia madre – prosegue Paragò -. Il 6 novembre, infatti, attivò a sue spese una carta, intestata a me, sulla quale però non è mai arrivata alcuna donazione”. “Fanizzi mi ha illuso – prosegue -. Dopo essersi fatto pubblicità con la mia storia, è diventato sempre più sfuggente e, adesso, vorrei dire la verità, perché lui mi ha strumentalizzato”.
Massimiliano Paragò, infine, riferisce di una richiesta rivolta al coordinatore cittadino del PdF relativa alla possibilità di individuare una sistemazione abitativa provvisoria, essendo in procinto di partire all’estero. E anche in questo caso, secondo quanto asserito dall’uomo alla nostra testata, all’assenso dell’interlocutore non sarebbero seguiti i fatti.