L’esortazione di un lettore: “Mai perdere la speranza. È già accaduto di rimboccarci le maniche”

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Una lettera da Franco Muolo che fa un paragone con la seconda guerra mondiale. “Bisogna avere fiducia”, scrive. 

Gentile Direttrice,
Stiamo ormai quasi tutti reclusi in casa per evitare i colpi (coronavirus-ibili) di un’arma invisibile, maneggiata da un guerrigliero invisibile. Sembra una nuova caratteristica di una guerra, apparentemente invisibile, che oggi i media, in mancanza di (vax)elementi certi, la configurano come lo scoppio della “terza guerra mondiale”.
Quando finirà non v’è certezza. Si aspetta il “picco” che potrà verificarsi fra alcune settimane o dopo mesi. Nel frattempo mezzo mondo attende fiducioso che tutto passi al più presto possibile, combattendo una battaglia dopo l’altra per sopravvivere alla precaria situazione dei mercati in atto e, principalmente, a pensare come affrontare la gravissima crisi finanziaria che sta caratterizzando l’attuale pandemico cataclisma.

Volendo fare un paragone con il trascorso secondo conflitto mondiale, debbo dire che allora si moriva anche di fame, giacché i bombardamenti continui distruggevano, oltre ai fabbricati per civili abitazioni, interi stabilimenti industriali e procurando anche sconvolgimenti di attività agricole e zootecniche. Ciò nonostante, la popolazione si rimboccò le maniche e, già dai primi anni del dopoguerra, riuscì a ripristinare in primis le fabbriche per riprendere il lavoro perduto e subito dopo anche la ricostruzione delle case distrutte e, come si ricorderà, anche la realizzazione delle infrastrutture stradali grandi e piccole.

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Il mio principale augurio è quello di avere fiducia in se stessi e di non perdere mai la speranza in un futuro migliore come la ebbero i nostri avi in situazioni allora più terribili e che la calamità attuale voglia farci aprire gli occhi per riprendere al meglio le nostre abituali attività.

Franco Muolo