Monopoli, “Moltiplicazione di B&B, affitti alle stelle e costo della vita da destinazione turistica premium”

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ph. archivio
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“Il centro storico trasformato in un perfetto “albergo diffuso”, dove però i residenti sembrano essere diventati ospiti temporanei nella loro stessa città”, scrivono 3 lettori in questa nota che riceviamo e pubblichiamo. Una riflessione all’indomani dell’incontro in cui è stato protagonista l’ex sindaco Romani. 

La nuova sfida monopolitana nel dibattito pubblico e nell’analisi politica e sociale ha finalmente un nome altisonante: “Aria Nuova”. Già il titolo promette rivoluzioni, cambi di stagione e ventate fresche… almeno sulla carta.
Nel nome di questa “brezza rigeneratrice” si è iniziato affrontando il grande tema dell’overtourism, inevitabilmente legato alla moltiplicazione, negli ultimi anni, di B&B e strutture ricettive di ogni genere. Un fenomeno talmente diffuso da aver trasformato il centro storico in un perfetto “albergo diffuso”, dove però i residenti sembrano essere diventati ospiti temporanei nella loro stessa città.

Naturalmente, la narrazione ufficiale precisa che il problema non è il turismo in sé, ma quello “di massa”, perché si è tutti a favore del turismo di qualità. Rimane solo una piccola domanda sospesa nell’aria: quale? E soprattutto, chi lo definisce? Quello silenzioso, ordinato, invisibile, che arriva senza lasciare tracce e possibilmente senza nemmeno chiedere un parcheggio?
Effetto collaterale comunque evidente: affitti alle stelle e un costo della vita sempre più da destinazione turistica premium.

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romanieerNel corso del racconto politico, l’ex amministratore ha anche ricordato di aver celebrato un’unione civile, pur provenendo e rivendicando al tempo stesso una cultura politica di destra. Un dettaglio che apre a due possibili letture: autentica apertura culturale o raffinato slogan identitario. Oppure, come spesso accade nella politica contemporanea, entrambe le cose contemporaneamente.
Se poi si vuole davvero scavare nelle origini del problema, bisogna fare un salto indietro al 2010, quando l’allora amministrazione comunale approvò il PUG (Piano Urbanistico Generale). Un documento che, col senno di poi, sembra aver avuto un certo talento nel disegnare… il presente che oggi tutti commentano con stupore.
Nel frattempo, si sono affacciate tre nuove realtà giovanili (due delle quali, casualmente, riconducibili ai figli dell’ex amministratore), che hanno portato in scena interventi dal sapore fortemente ideologico, molto efficaci in termini di retorica ma un po’ meno quando si scende dal palco e si entra nella vita quotidiana.

Nel dibattito non sono mancati i grandi classici: case che mancano, parcheggi a pagamento che “opprimono” e parcheggi liberi che, misteriosamente, sembrano sempre appartenere alla categoria delle specie protette. Il tutto mentre si ribadisce che Monopoli è una città turisticamente strategica e attrattiva cosa che, tradotta, significa: benvenuti, ma possibilmente senza auto, senza problemi e senza troppe domande.

Immancabile anche il capitolo sociale: l’attenzione alle persone fragili, tema sacrosanto che però rischia spesso di restare nel repertorio dei buoni propositi, tra un intervento e l’altro.
Nel complesso, l’iniziativa è sicuramente apprezzabile. L’ex amministratore, dal canto suo, conferma una capacità oratoria fuori dal comune: potrebbe convincere chiunque di qualsiasi cosa, anche che il problema non esista mentre lo stai vivendo.
Peccato solo che destra e sinistra, nonostante alcuni tentativi di armonizzazione narrativa, restino due linguaggi politici diversi. Ma forse oggi vanno semplicemente “reinterpretati”, un po’ come il PUG del 2010.

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Si apprezza comunque la disponibilità e la prontezza dell’oratore a rimettersi in gioco, sempre pronto se necessario a servire la causa. O almeno la scena.
In fondo, l’impressione è quella di un ottimo promo politico: luci accese, pubblico attento, parole giuste al momento giusto. Un comizio perfettamente confezionato.
L’auspicio è che, dietro le quinte, nascano davvero realtà nuove. Non il solito déjà-vu ricolorato per l’occasione, ma qualcosa capace di misurarsi con i problemi reali senza trasformarli in scenografia.
E chiudiamo con una domanda, forse un po’ troppo concreta per il clima generale: ma i nostri amministratori lo sanno che, quando i cittadini vanno a fare la spesa, i carrelli si svuotano sempre prima della fine del mese?
Meditiamo… ma davvero.

Cosimo Mimmo Panaro
Flavio Tropiano
Teresa Tropiano