Monopoli, Scisci: “La mia storia è stata una provocazione, un invito a riflettere. Non sono fascista”

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Un momento dell'intevento di Scisci ripreso on line sul sito del Comune
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Le scuse del consigliere di Monopoli al Centro e vicepresidente del Consiglio Scisci dopo il post del 25 aprile in occasione, questo pomeriggio, del Consiglio Comunale. Ecco il suo intervento integrale.

Torna a riunirsi il consiglio comunale di Monopoli che si apre con la dichiarazione del consigliere comunale di Monopoli al Centro e vicepresidente del Consiglio Alessandro Scisci. La questione è ormai nota. E riguarda la pubblicazione di un post con queste parole “Io oggi non ho nulla da festeggiare”, scritto nella data del 25 aprile, giorno della festa della Liberazione dell’Italia dal Nazifascismo. Queste le sue parole, risuonate in sala Perricci.

“Ringrazio il Presidente del Consiglio Comunale per avermi concesso la parola. Sindaco, assessori, colleghi consiglieri e cittadini che ci seguono da casa. Intervengo oggi in quest’aula perché sento il dovere di chiarire quanto accaduto lo scorso sabato 25 aprile. Credo che tutti voi siate a conoscenza dell’evento: una storia postata sul mio profilo social ha suscitato molto clamore, arrivando ad interessare anche alcune pagine della stampa regionale oltre a quella locale.
Ho affidato questo mio intervento ad un testo scritto perché preferisco ponderare le mie parole evitando di farmi condizionare dall’emozione che, non vi nascondo, avverto questo pomeriggio.
Andiamo con ordine. Il 25 aprile scorso, giorno in cui in Italia si celebra l’anniversario della liberazione dall’occupazione nazifascista, il sottoscritto ha postato sulla propria pagina Facebook una storia contenente il testo “Oggi io non ho nulla da festeggiare” Ebbene, tale storia, ha suscitato in molti scalpore ed alcuni hanno gridato allo scandalo chiedendo addirittura le mie dimissioni sia come consigliere e sia come Vice Presidente del Consiglio Comunale.

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scisci 1 e1777489943966Anche alcuni colleghi consiglieri di opposizione si sono uniti a questa richiesta. Spero, allora, di poter chiarire il senso del mio post. Spero di poterlo fare oggi e volutamente in quest’aula dove, ricordo a me stesso, si concretizza il più nobile significato della parola “democrazia”. Lo faccio con la consapevolezza di non poter mai contare sulla condivisione di chi siede di fronte a me, ma con la convinzione di parlare a tutti coloro che mi conoscono o, semplicemente, a chi volesse ascoltare anche la mia versione dei fatti e giudicarli senza pregiudizi. Da circa otto anni ho l’onore e l’onere di svolgere il ruolo di consigliere comunale ed ho sempre agito con la massima serietà e senso del dovere. Come tutti voi, siedo in questi banchi perché alcuni cittadini elettori mi hanno accordato la loro fiducia, mi hanno scelto quale portatore delle loro istanze, hanno voluto che mi facessi rappresentante dei loro bisogni. Nel corso di questi otto anni, sono stato sempre presente in questo consiglio comunale, che considero il luogo sovrano in cui, attraverso il confronto democratico, si sintetizzano le decisioni che interessano la nostra comunità.

All’inizio del mio primo mandato da consigliere comunale ho anche partecipato, più volte e con entusiasmo, alle manifestazioni organizzate a Monopoli per la festa della Liberazione. Non ho timore nel dirvi che mi sono trovato, in queste occasioni, a fare i conti con una sensazione strana. La festa del 25 aprile dovrebbe essere la festa di tutti gli italiani, nessuno escluso, la giornata che dovrebbe celebrare la conquista della democrazia, in senso assoluto e nel significato più alto e nobile del termine, la ricorrenza che dovrebbe ricordare a tutti noi quanto la strada che ha portato a questa conquista sia stata lastricata da sangue e dolore; ebbene io, invece, ho avvertito la chiara impressione che questa festa sia in realtà diventata una festa di parte. La festa di una sola parte politica e non dell’intera nazione. E, peggio, questa condizione sembra consolidarsi col trascorrere degli anni. Al punto che questa parte politica, ormai, sembra aver assegnato solo a se stessa il diritto di partecipare a questa festa. Ed al punto che si avverte con evidenza un senso di fastidio da parte di alcuni
esponenti di tale parte politica nel vedere partecipare alla festa del 25 aprile chi, invece, abbia un diverso pensiero politico, o una diversa appartenenza partitica.

Sono note a tutti le immagini degli scontri tra manifestanti avvenuti a Milano e nelle piazze di altre città italiane proprio in occasione della festa della Liberazione, in cui, ripeto, dovrebbe festeggiarsi la democrazia ed invece ha prevalso l’intolleranza
verso chi ha un pensiero politico differente. Ritengo, con convinzione, che una festa sia tale nel momento in cui chiunque si senta coinvolto, chiunque possa parteciparvi senza sentirsi additato come diverso: la festa della liberazione deve ritornare ad essere la festa di tutti, senza distinzione di colore politico perché è la festa della democrazia. In cui a tutti deve essere consentito sventolare la propria bandiera; quella del proprio partirto politico, quella della propria nazione; perché le bandiere non rappresentano mai singole persone o capi di stato ma forme associative, interi popoli. E allora, senza ipocrisie, mi chiedo e vi chiedo se oggi la festa del 25 aprile, la Festa della Liberazione, abbia ancora questo spirito oppure se non si sia trasformata in un momento di scontro, di contrapposizione politica, di intolleranza verso chi ha un pensiero diverso!

Quindi la mia storia è stata soltanto una provocazione, un invito a riflettere. Una provocazione molto forte, me ne rendo conto, che ha trasmesso, però, un messaggio distorto. Allora voglio chiarirlo in modo inequivocabile: quel mio messaggio non voleva in alcun modo essere un pensiero nostalgico e non inneggiava al fascismo. Non voleva in nessun modo rievocare periodi nefasti della nostra storia in cui erano vietate le più banali forme di libertà. Condanno con fermezza, senza sé e senza ma, il triste periodo nazista e fascista. Non sono fascista e ritengo di essere profondamente democratico, liberale e di condividere a pieno i valori della nostra Repubblica. Ringrazio chi ha lottato, pagando il prezzo della propria vita, per far vivere i miei figli e tutti noi, in un paese libero e democratico; un paese in cui tutti hanno la possibilità di esprimere
incondizionatamente le proprie idee. Pertanto, chiedo scusa soprattutto alla mia maggioranza e al Sindaco, se il mio agire sia divenuto causa di imbarazzo o vi abbia messi in difficoltà. Chiedo scusa anche a chi ha un pensiero politico differente dal mio ed a tutti coloro che in buona fede possano aver ipotizzato una mia mancanza di rispetto verso la memoria storica del nostro paese e verso i valori di libertà che sono alla base della nostra convivenza civile. Non era assolutamente nelle mie intenzioni inneggiare al fascismo e né, tantomeno, farne apologia. Allo stesso tempo, voglio però precisare in quest’aula, che non accetto lezioni di storia o di morale da nessuno.

Soprattutto non accetto lezioni da chi quotidianamente utilizza come proprio agire politico lo strumento della becera strumentalizzazione, dell’insulto, della denigrazione e a volte, della calunnia. Il fango lanciatomi addosso mi è scivolato
tutto perché mi hanno insegnato ad essere, innanzi tutto, a posto con la mia coscienza. Mi ha reso più forte e determinato nel continuare a rispondere ai bisogni dei cittadini in un momento storico drammatico gravato da guerre insensate ed in
cui è a rischio l’intera umanità; gli insulti alla mia persona mi hanno convinto ancor più a continuare a difendere i valori democratici della Repubblica ed i principi fondamentali della nostra Costituzione.

In conclusione, caro Presidente e colleghi consiglieri, vi ringrazio per avermi ascoltato. Spero di aver chiarito il senso di quanto apparso sul mio personale profilo social, ma, allo stesso tempo, permettetemi di ribadire, con estremo coraggio e convinzione,
che fino a quando la festa del 25 aprile sarà oggetto di propaganda politica, di divisioni piuttosto che di unioni, rinnegando così il vero e sacrosanto motivo per cui  la stessa si celebra, il sottoscritto, quel giorno, continuerà a non avere nulla da festeggiare.

CLICCA QUI per la diretta al consiglio comunale. Nei primi minuti l’intervento del consigliere Scisci.