Referendum Giustizia, Sardano e Pagliarulo per il Sì: “Una riforma attesa da decenni non è solo necessaria, è urgente”

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Riceviamo e pubblichiamo il contributo degli avvocati Alberto Sardano e Michela Pagliarulo che spiegano le ragioni del loro sì al Referendum del 22 e 23 marzo. 

Spesso chi sostiene il SÌ nei dibattiti referendari parte svantaggiato. Spiegare norme tecniche è faticoso. Chi dice NO, invece, ha gioco facile: evoca scenari apocalittici. Qualcuno ha scritto che questo scontro sembra quello tra un documentario e una serie TV carica di suspense alla Stranger Things. Ma la giustizia non è una serie TV: è la vita delle persone. Una riforma attesa da decenni non è solo necessaria, è urgente.

Il Primo Pilastro: La Separazione delle Carriere –  Parliamo del Giusto Processo. L’Articolo 111 della Costituzione dice che il giudice deve essere terzo e imparziale. Oggi, accusa e giudice condividono lo stesso percorso, la stessa associazione e lo stesso organo di autogoverno: sono colleghi. Chiunque entri in un’aula ha il diritto di vedere nel giudice un arbitro, non il collega di chi lo accusa. Si tratta di una tutela processuale che deve essere assicurata dalla legge e non lasciata all’onestà del singolo magistrato. Il PM sarà sotto il Governo? No: la riforma scrive nero su bianco che i magistrati requirenti godono della stessa autonomia dei giudici. Si sceglierà chi perseguire? No: l’obbligatorietà dell’azione penale resta intatta. La riforma non è una critica alla qualità o alla rettitudine dei singoli magistrati, ma mira a sanare un’asimmetria strutturale: il giudice non deve solo essere imparziale, ma deve anche apparire tale grazie a una netta separazione istituzionale dall’accusa.

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Secondo Pilastro: Il Sorteggio – Molti si scandalizzano all’idea del sorteggio, considerandolo un salto nel buio. Ma, oltre a ricordare che le commissioni per selezionare i magistrati sono già estratte a sorte, il sorteggio non è un atto di disperazione, ma di affidamento alla verità. Nelle radici della nostra civiltà, negli Atti degli Apostoli, leggiamo di come fu scelto Mattia: gli Apostoli individuarono due candidati di altissimo profilo e poi gettarono le sorti per sottrarre la scelta alle simpatie umane o alle pressioni esterne. Con questa riforma non tiriamo a indovinare: diciamo che, tra i migliori e i più preparati, sia il caso a decidere affinché il magistrato non debba dire “grazie” a nessuna corrente o partito. Il sorteggio restituirà la magistratura alla sua purezza: una funzione soggetta soltanto alla Legge.

Terzo Pilastro: L’Alta Corte Disciplinare – Infine, la responsabilità. Oggi i magistrati sono giudicati dai propri colleghi e le condanne sono rarissime a fronte di molti errori giudiziari. Istituire un’Alta Corte distinta dall’autogoverno non è una punizione, ma accountability: un principio di responsabilità che vale per ogni servitore dello Stato. Una magistratura responsabile è più forte e credibile, professionale La Giustizia è amministrata in nome del popolo. Votare SÌ il 22 e 23 marzo significa scegliere un’architettura costituzionale solida e la ricerca di una lingua comune tra le regole e chi le applica.

Avv. Michela Pagliarulo
Avv. Alberto Sardano