Ztl nel quartiere ex Ina Casa, una lettrice ci descrive l’incubo dei permessi per i residenti

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Gentile direttore, vorrei raccontarle una storia. Chissà che non diventi d’ispirazione per il copione di un film… horror! Vivo in via Manghisi da diversi anni, ma il 2019 ha portato una novità alquanto problematica: la Ztl. La leggenda narra che i residenti del quartiere “ex Ina casa” l’abbiano richiesta a gran voce, con tanto di raccolta firme e bozza organizzativa curate da un apposito “comitato”. Peccato, però, che sin dalla prima delibera in merito, tra le strade del quartiere si respiri un’aria di estrema delusione. Il problema principale sorge per la concessione di un unico permesso a famiglia, quando ciascun nucleo possiede almeno due o tre autovetture. Quindi accade che, in prima battuta, il quartiere rimanga deserto a fronte dei pochi permessi rilasciati, quando ben conosciamo le difficoltà che locali e turisti incontrano per parcheggiare a Monopoli nelle aree in oggetto. Uno spreco, mi verrebbe da pensare. Ma al peggio non c’è mai fine. Così il sindaco ritira la delibera, giurando di risistemarla, anche a seguito di infinite proteste dovute all’eccessivo numero di sanzioni elevate in una sola serata. Passano i giorni e si arriva ad una conclusione che dovrebbe accontentare tutti. Nell’intero quartiere (con l’aggiunta della prima parte di via Manghisi) si potrà parcheggiare senza restrizioni dalle 7.30 alle 20.30, mentre di notte gli stalli saranno consentiti ai soli residenti muniti di permesso. Va bene. Chiediamo questo permesso.

letteraIn data 13 giugno mi reco personalmente in comune per protocollare la mia domanda (con marca da bollo da sedici euro) e mi viene comunicato che entro cinque o sei giorni lavorativi potrò recarmi al comando dei vigili urbani per ritirare il mio permesso. Qui, però, inizia l’odissea. Giovedì 20 mi reco al comando per avere informazioni e mi sento rispondere che il responsabile del settore non è di turno, ma che lo potrò trovare il giorno seguente. Venerdì 21, quindi, telefono all’orario indicato e mi rispondono che i permessi saranno pronti lunedì. Bene. Lunedì 24 mi reco al comando ma mi rispondono che il responsabile è assente e rientrerà il giorno seguente alle 14. Martedì 25, ore 16, telefono nuovamente. Stavolta mi risponde un vigile particolarmente gentile che almeno non mi liquida in otto secondi. Stando alle sue dichiarazioni, il responsabile dei permessi non ha preso servizio poiché si è ammalato e, quindi, sarà in malattia per un numero indefinito di giorni. Molto probabilmente (e casualmente?!) la fine della malattia coinciderà con l’inizio delle ferie, quindi è inutile che io continui ad affacciarmi al comando o a telefonare, perché non potranno soddisfare la mia richiesta. E cosa dovrei fare nell’attesa che qualcuno emetta questi famigerati permessi? Continuare a parcheggiare a due chilometri da casa, con tutti i problemi logistici che questo comporta? “Magari può provare ad esporre sul cruscotto la fotocopia della richiesta protocollata, ma non le garantisco che non le facciano la multa, poiché non si tratta di un vero permesso”…

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Insomma, l’ex Ina casa è un quartiere sporco (basti pensare alle deiezioni canine presenti in ogni dove), senza il minimo servizio pubblico (bagni, fontane, ecc), mal illuminato e chi più ne ha più ne metta, ma viene interdetto alla sosta (per fortuna non al traffico) per richiesta di qualcuno che non vigila nemmeno sulla messa in atto nella delibera. E in tutto questo, a pagarne le spese sono i residenti che attendono invano l’emissione di questi permessi che sono più rari delle vincite alla lotteria e che, probabilmente, saranno distribuiti a settembre, quando l’ordinanza comunque scadrà. Allora, che ne dite, lo facciamo diventare anche un set questo (?bel?) quartiere? Dopo “L’alba dei morti viventi” arriva “L’alba dei permessi inesistenti”……..
Claudia Turchiarulo