Oleodotto Marseglia, Cazzorla: “Il problema non è il tubo, è l’assenza di controlli”

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“Sindaco Annese, quando degnerà la Città di una risposta?”, scrive l’ex consigliera comunale in una nota inviata alla nostra redazione.

Dal 2017, prima come cittadina e poi come Consigliere comunale, non ho mai smesso di combattere per un controllo serio della qualità dell’aria e delle falde nella nostra città.

Marseglia — oggi Magazzini Generali Italiani Srl del Gruppo Marseglia — è una realtà industriale ingombrante dal punto di vista ambientale. Il nuovo progetto prevede un sistema integrato per il trasporto e lo stoccaggio di oli vegetali e scarti da bruciare nella centrale a biomasse, con un oleodotto che dal porto, con 5 boe galleggianti, dovrebbe arrivare alla zona industriale di via Baione.

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Monopoli è una città con spiccata vocazione turistica: dall’inizio dell’anno ha già registrato 800.000 presenze con 2.137 strutture ricettive attive. L’ideale sarebbe non avere una struttura così complessa alle porte della città, ma non avendo la possibilità di eliminarla dal nostro territorio, oggi come ieri dovremmo almeno pretendere un serio monitoraggio ambientale — un monitoraggio che abbiamo chiesto anche attraverso una petizione cittadina, portata in consiglio comunale, ma che ad oggi ancora manca.

A chi mi chiede cosa ne penso del nuovo oleodotto rispondo che il problema per me è Marseglia, non è l’oleodotto.

Il tubo interrato ridurrebbe il traffico su gomma, ma non risolve il nodo principale: bruciare più biomasse liquide per produrre più energia — con un incremento produttivo che il proponente non ha nemmeno quantificato nei suoi elaborati — senza un sistema di controllo pubblico, continuo e indipendente su aria e falde. È questo il punto. Un impianto che aumenta i propri volumi di lavorazione senza che nessuno sia in grado di misurare le ricadute sulle emissioni in atmosfera e sulle acque sotterranee non dovrebbe poter ottenere alcuna autorizzazione.

Oleodotto 4 1Le domande a cui il progetto non ha ancora risposto – Non essendo un tecnico del settore, mi fido delle osservazioni presentate dall’Ing. De Leonibus — ingegnere ambientale e della sicurezza, docente di diritto ambientale, consulente tecnico di diverse Procure della Repubblica e componente del Comitato Tecnico per l’Inquinamento Atmosferico della Città Metropolitana di Bari — che ha le competenze tecniche necessarie e ha studiato la documentazione tecnica nel dettaglio. L’ing. Giuseppe Deleonibus ha analizzato gli elaborati del SIA e ha individuato una serie di questioni che il proponente non ha ancora chiarito in modo soddisfacente. Tra tutte, due, secondo me, emergono con particolare urgenza:

L’incremento produttivo non è quantificato. Il progetto non fornisce alcun dato sull’effettivo aumento di attività dell’impianto. Eppure è proprio da questa variabile che dipende tutto il resto: più lavorazione significa più traffico navale, più emissioni, più pressione sulle falde. Senza sapere di quanto cresce la produzione, qualsiasi valutazione di impatto ambientale resta un esercizio teorico privo di fondamento.

La qualità dell’aria è il punto più critico. La modellazione dispersionale degli inquinanti e delle ricadute sui recettoriè incompleta — lacuna già rilevata formalmente dalla Regione Puglia — e la documentazione acustica risulta insufficiente. Siamo di fronte a un impianto che aumenta i propri volumi in una città ad altissima densità turistica e residenziale, e il SIA non è in grado di rispondere alla domanda più semplice: Qual è la variazione netta delle concentrazioni di inquinanti presso i recettori nello scenario post-operam? La qualità dell’aria migliorerà o peggiorerà?

Una battaglia interrotta: i 70.000 euro stornati – Queste non sono preoccupazioni nuove. Durante la scorsa consiliatura — faticosamente, ma con risultati concreti — ero riuscita, come Consigliere comunale, a far stanziare 70.000 euro per i primi carotaggi esplorativi a valle dell’impianto Marseglia, finalizzati a verificare lo stato delle falde e avviare finalmente un sistema di monitoraggio strutturato. Dopo la mia mancata rielezione, a giugno 2023, quei fondi sono stati immediatamente stornati, vero Sindaco Annese? Del monitoraggio di aria e falde non si è più parlato,come se il problema fosse scomparso insieme al mio mandato. Quella storia dice tutto. Non è mai stato un problema tecnico, di risorse o di fattibilità. È sempre stata una scelta politica: evitare un monitoraggio ambientale serio e completo, per tenere i cittadini all’oscuro della qualità dell’aria e delle falde del territorio monopolitano.

Di fronte a queste domande senza risposta e a questa storia, la mia posizione non cambia: ogni autorizzazione deve essere subordinata a:

  • Centraline ARPA fisse di tipo industriale per il monitoraggio permanente della qualità dell’aria nella zona industriale — con dati accessibili in tempo reale;
  • Monitoraggio pubblico trimestrale delle falde acquifere a monte e a valle dell’impianto;
  • Raccolta e pubblicazione trasparente dei dati epidemiologici relativi alla popolazione residente nell’area.

Non si tratta di condizioni straordinarie. Si tratta del minimo che qualsiasi città dovrebbe pretendere da un impianto industriale che cresce, che brucia e che produce sostanze inquinanti. Sindaco Annese, quando degnerà la Città di una risposta?

Giulia Cazzorla, ex Consigliere comunale — Monopoli