Overtourism, “La domanda non è se essere favorevoli o contrari alle strutture ricettive, ma quale Monopoli vogliamo tra 10, 20 o 30 anni”

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ph. archivio
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La politica non può essere “contro nessuno” “Non siamo contro nessuna categoria”. Ma è davvero questa la politica?”, riceviamo e pubblichiamo la lettera inviata alla nostra redazione da Adriano Ippolito, Consulente in management Pubblico

Ci sono frasi che, più di altre, meritano una riflessione. Non perché siano sbagliate, ma perché racchiudono una particolare idea della politica. Una di queste è quella contenuta nell’intervento pubblicato nei giorni scorsi su Link24 sul tema dell’overtourism e della diffusione dei B&B nella nostra città: “non siamo contro nessuna categoria”.

È un’affermazione che condivido nelle intenzioni e che considero espressione di rispetto verso tutti gli operatori economici. Nessuna categoria deve essere considerata il problema. I gestori dei B&B, così come gli albergatori, i commercianti, i ristoratori e tutti coloro che operano nel settore turistico, esercitano un’attività legittima, spesso svolta con professionalità, contribuendo in maniera significativa alla crescita economica della città. Eppure quella frase merita di essere approfondita.

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Perché la politica, pur non essendo mai contro le persone, non può sottrarsi al compito di scegliere. Ed è proprio qui che nasce il punto centrale della riflessione. Una comunità è composta da interessi diversi, tutti rispettabili. C’è chi investe nel turismo, chi cerca una casa in affitto, chi vive stabilmente nel centro storico, chi desidera aprire un’attività economica, chi chiede maggiore tranquillità, chi auspica uno sviluppo ancora più intenso del turismo. Il compito della politica è tenere insieme questi interessi. Ma quando essi entrano in conflitto, qualcuno deve decidere.

Se si ritiene che il numero delle strutture ricettive sia ormai eccessivo e stia producendo effetti negativi sul mercato delle abitazioni, sulla residenzialità e sull’identità del centro storico, occorre avere il coraggio di intervenire. Se, invece, si ritiene che il turismo rappresenti una straordinaria occasione di crescita economica e che il mercato debba continuare a svilupparsi liberamente, bisogna affermarlo con altrettanta chiarezza. Entrambe sono posizioni legittime. Ma entrambe comportano conseguenze. Ed è proprio questo il punto che spesso il dibattito pubblico tende a rimuovere.

Ogni scelta politica produce inevitabilmente vantaggi per qualcuno e sacrifici per qualcun altro. Limitare nuove autorizzazioni può favorire chi cerca una casa, ma ridurre le opportunità di investimento. Lasciare piena libertà al mercato può incentivare l’economia turistica, ma rendere più difficile l’accesso all’abitazione per molte famiglie. Non esiste una decisione capace di soddisfare contemporaneamente tutti gli interessi.

Per questo motivo trovo straordinariamente attuale una riflessione del filosofo francese Raymond Aron, secondo il quale «la politica consiste nel fare scelte tra inconvenienti.» Poche parole che descrivono perfettamente la realtà. La politica non consiste nello scegliere tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Molto più spesso consiste nel decidere quale interesse generale debba prevalere quando più interessi, tutti meritevoli di tutela, entrano inevitabilmente in tensione. È questa la responsabilità di chi governa.E questa responsabilità non può essere evitata con formule rassicuranti.La politica non dovrebbe avere paura del conflitto. Attenzione: non del conflitto personale, della polemica sterile o della contrapposizione ideologica.Ma del confronto tra idee diverse. Una democrazia senza confronto è una democrazia impoverita.

Una politica che cerca costantemente di non scontentare nessuno corre il rischio di non rappresentare davvero nessuna visione della città. Come ricordava Don Luigi Sturzo, «la politica è la più alta forma di carità quando è vissuta come servizio al bene comune.» Ed è proprio il bene comune a richiedere, talvolta, decisioni difficili. Decisioni che non hanno lo scopo di penalizzare qualcuno, ma di perseguire un interesse ritenuto prevalente per l’intera comunità. Il bene comune, infatti, non coincide con la somma degli interessi individuali. È qualcosa di più complesso. È il punto di equilibrio che una comunità democratica riesce a costruire attraverso il confronto, la competenza e la responsabilità. Ecco perché il tema dei B&B rappresenta soltanto una parte di una questione molto più ampia.

La domanda vera non è se essere favorevoli o contrari alle strutture ricettive. La domanda è un’altra. Quale Monopoli vogliamo tra dieci, venti o trent’anni? Una città nella quale il turismo continui a essere il principale motore dello sviluppo economico? Oppure una città che, pur continuando a investire nel turismo, introduca regole capaci di preservare la residenzialità, l’equilibrio sociale e l’identità del suo centro storico? Sono interrogativi ai quali la politica non può sottrarsi. Perché amministrare significa assumersi la responsabilità di indicare una direzione. E una direzione, per definizione, implica una scelta.

Per questo motivo continuo a ritenere condivisibile l’affermazione “non siamo contro nessuna categoria”, purché essa venga intesa come un principio di rispetto verso tutte le persone e tutte le attività economiche. Non può, però, trasformarsi nell’idea che la politica possa evitare di scegliere. Le decisioni pubbliche non hanno il compito di accontentare tutti. Hanno il dovere di perseguire, con equilibrio e trasparenza, ciò che si ritiene essere l’interesse generale della comunità. È questa, probabilmente, la differenza tra amministrare il presente e costruire il futuro. Lo ricordava con straordinaria efficacia Alcide De Gasperi quando affermava: «Un politico guarda alle prossime elezioni; uno statista guarda alla prossima generazione.» Forse è proprio questo lo spirito con cui dovremmo affrontare il dibattito sul futuro di Monopoli.Con rispetto reciproco.Con argomentazioni serie. Senza individuare avversari da combattere. Ma anche senza rinunciare al coraggio delle scelte.

Perché la politica non è l’arte di evitare i conflitti. È la capacità di governarli con equilibrio, responsabilità e una visione del futuro che sappia andare oltre il consenso immediato.

Adriano Ippolito
Consulente in management Pubblico